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Cronache dall'ecovillaggio

Il sabotaggio di solitudine e individualismo

“Insieme non c'è niente che non possiamo fare”

raccontava Manitonquat, capo politico e spirituale della tribù nativa dei Wampanoag.

Parole, queste, tutt'altro che scontate.

Perché la solitudine, o meglio, la percezione di essere soli, serpeggia ovunque nella società umana. È una delle forme del nostro tempo, questa solitudine.

Ed è così, sembra, che ci scopriamo individualisti. Esseri individuali motivati dalla convinzione che il bello e il cattivo tempo del mondo dipendano da noi. Sentiamo di potercela fare da soli. Sentiamo di poter fare a meno dell'umanità che c'è intorno. Ci illudiamo. Rimuoviamo l'altro dai nostri progetti, dai nostri orizzonti: quel che realizziamo ha come unica destinazione noi stessi.

Intanto, sotto la crosta di questa credenza, qualcosa si muove.

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“E' importante sentire le persone intorno a te, è importante sapere che è possibile affidarsi a qualcuno. La famiglia è anche questo: sapere che puoi affidarti. Qui ho trovato una famiglia e questo mi fa sentire meno solo, perché nella nostra società ci sentiamo tutti in questo modo. Soprattutto se hai meno di trent'anni. Ecco il vero problema”.

Paure e speranze

“Vi piace il mondo così com'è?”

É questa la domanda che l'insegnante pone alla classe, nel film -Un sogno per domani-

Trevor, un ragazzino di 11 anni trova una risposta semplice e rivoluzionaria. 

“Questo sono io, e queste sono tre persone, a cui darò il mio aiuto,... ma deve essere qualcosa di importante, una cosa che non possono fare da sole,... perciò io la faccio per loro... e loro la fanno per altre 3 persone... e ognuno di loro lo fa per altre 3 persone… e così via” E così questo meccanismo dal nome “Passa il favore” si espande velocemente...

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