“Insieme non c'è niente che non possiamo fare”
raccontava Manitonquat, capo politico e spirituale della tribù nativa dei Wampanoag.
Parole, queste, tutt'altro che scontate.
Perché la solitudine, o meglio, la percezione di essere soli, serpeggia ovunque nella società umana. È una delle forme del nostro tempo, questa solitudine.
Ed è così, sembra, che ci scopriamo individualisti. Esseri individuali motivati dalla convinzione che il bello e il cattivo tempo del mondo dipendano da noi. Sentiamo di potercela fare da soli. Sentiamo di poter fare a meno dell'umanità che c'è intorno. Ci illudiamo. Rimuoviamo l'altro dai nostri progetti, dai nostri orizzonti: quel che realizziamo ha come unica destinazione noi stessi.
Intanto, sotto la crosta di questa credenza, qualcosa si muove.
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