Evolversi Spiritualmente senza Religione !
Spesso i termini "Religione" e "Spiritualità" vengono trattati come sinonimi, il che è alquanto impreciso, dato che anche alcuni non credenti rivendicano una propria dimensione spirituale. Vediamo se riusciamo a chiarirlo. In questo sito di tutto si parlerà.. fuorché delle Religioni.
Le pratiche spirituali che portano al proprio risveglio di coscienza, sono quelle che si addicono di più per raggiungere la pace con se stessi e con il mondo.
L'amore è universale e non ha confini, è ovunque.. e noi preferiamo la strada senza dogmi e idealizzazioni.
Spesso si arriva alla Religione o alla Spiritualità partendo da domande che poniamo a noi stessi (nella migliore delle ipotesi), e spesso accompagnati prima o dopo una sofferenza, ma ahimeee!!.. senza riceverne mai una risposta. Le risposte sono dentro di noi.. e spesso invece, le cerchiamo fuori di noi.
Prendiamo per esempio la sofferenza della non vita (si può esistere quotidianamente, senza poter vivere l'essenza della vita = morti).
“Crescendo ed evolvendovi riceverete sempre di più.
Non quando lo vorrete,
ma quando sarete pronti a riceverlo”.
(Elisabeth Kubler Ross)
[...Ogni uomo, di fronte all’imminenza della propria morte, può essere indotto a porsi domande spirituali (qual è il senso della mia vita? esiste qualcosa di trascendente? quale sarà l’evoluzione del mio essere?). Ma che solitudine quando non si può dar voce a queste domande, quando non si può condividerle con un altro! Che cosa dire, cosa fare dinanzi all’assurdità del lutto, al dolore, alla disperazione? Che cosa rispondere a coloro che chiedono perché? A coloro che chiedono quale significato può avere continuare a vivere quando si è infermi, non autosufficienti, mutilati?
Dinanzi a questa sofferenza, confessiamo spesso di sentirci disarmati. In generale, pensiamo che vada oltre i limiti della nostra competenza, e quindi ci rimettiamo ai rappresentanti dei vari culti religiosi o al cappellano dell’ospedale, senza domandarci se così facendo non alimentiamo la confusione che esiste tra spiritualità e religione.
Questi due termini vengono spesso utilizzati a torto, come sinonimi. Aderire a un credo religioso può essere un modo di vivere la propria spiritualità.
Ma si può benissimo vivere la propria spiritualità senza appartenere ad alcuna religione.
E’ bene dunque distinguere le due nozioni. La spiritualità appartiene ad ognuno di noi per il solo fatto di esistere, e concerne il rapporto con i valori che trascendono l’esistenza stessa, in qualsiasi modo vogliamo chiamarli. Le religioni rappresentano le risposte che l’umanità ha tentato di dare a tali interrogativi mediante un insieme di pratiche e di credenze.
Se certe persone in unto di morte trovano sostegno nella loro fede religiosa, se le preghiere e i sacramenti le aiutano, ne incontriamo molte che non hanno alcuna religione o che hanno un rapporto difficile, rabbioso o pieno di sensi di colpa, con la religione della loro infanzia. Non di meno, queste persone hanno una loro spiritualità, e sta a noi portarla alla luce affinché possano esprimerla; sta a noi osare chiedere quello che può nutrire il loro spirito e dar loro pace. D’altra parte, non sono tanto delle risposte, quelle che cerca l’uomo posto di fronte all’imminenza della morte, quanto una vicinanza umana che lo aiuti ad aprirsi a ciò che lo trascende, al mistero della propria esistenza, all’amore che lega gli uomini tra loro. Il bisogno spirituale di ogni essere umano non è forse quello di sentirsi fino alla fine capace di amare e di essere amato? Non è quello di provare in fondo al cuore il senso profondo al quale lui stesso aspira?
Forse non abbiamo esplorato a sufficienza il formidabile potenziale del nostro spirito umanitario; forse non abbiamo abbastanza fiducia nella nostra capacità di solidarietà, attenzione e considerazione, e ignoriamo fino a che punto il nostro atteggiamento può riattivare negli altri il senso del proprio valore e della propria dignità...]
Marie de Hennezel, psicologa e psicoanalista, lavora nell’unità di cure palliative presso l’ospedale della città universitaria di Parigi. Presiede l’associazione Bernard Dutant-Sida et Ressourcement e partecipa a conferenze e seminari per sensibilizzare il pubblico e gli operatori sanitari sul problema delle cure palliative e dell’assistenza ai malati terminali.
Il passo che abbiamo pubblicato è tratto dall’introduzione del suo libro Il passaggio luminoso, edito da Rizzoli nel 1998.
Fonte : di Marie de Hennezel (link articolo)
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